martedì 25 ottobre 2016

Via Morlotti - Oroboni | Le case di chi prova a farcela da solo

Una comunità di residenzialità
psichiatrica della Filo di Arianna
Tonino oggi ha la sua casa, riesce a gestirsi la propria vita, i propri risparmi e anche la malattia. Certo, sempre prendendo i propri farmaci e sempre seguito dal suo psichiatra di riferimento, che lo ha incoraggiato quando è stato il momento di lasciare il nido e volare con le proprie risorse, ma riesce a fare una vita quasi normale, sicuramente autonoma.

Joseph ha 25 anni, abita a Casa Betulla - uno degli appartamenti di Residenzialità leggera della cooperativa Filo di Arianna pensati per chi soffre di malattie psichiatriche - e si sveglia ogni mattina prima delle 5. Esce presto di casa, prende l'autobus e va al lavoro. Tutte le mattine, da solo.
Lavora per una cooperativa sociale, si occupa della raccolta di imballaggi e rifiuti per una grossa catena di supermercati. Per lui questo lavoro è importantissimo, perché è il primo passo per tornare a farcela da solo.

venerdì 15 luglio 2016

Dopo di noi, durante noi. Il futuro delle persone con disabilità

Il Parlamento italiano ha approvato nelle scorse settimane la cosiddetta “legge sul dopo di noi, che introduce il sostegno e l’assistenza alle persone con disabilità grave dopo la morte dei parenti che li accudiscono. 
 
Ma molte sono le realtà del privato sociale che lavorano con le famiglie per aiutare le persone con disabilità a costruire percorsi di autonomia.
Un viaggio tra alcune fondazioni, cooperative e associazioni che da tempo lavorano sul “dopo di noi” già “durante noi”.
Senza dimenticare la voce delle famiglie.


Ascolta qui il reportage:



martedì 14 giugno 2016

Sono giovane, in salute, ho molti progetti per il futuro. E oggi ho fatto testamento

«Ho 36 anni, sono in perfetta salute e ho molti progetti in mente per il futuro. È ora di fare testamento.

Non parlo di decidere a chi lasciare i miei beni, ma di un testamento diverso: il cosiddetto testamento biologico, in termini tecnici le “dichiarazioni anticipate di fine vita”.

Ho preparato un documento in cui dò indicazioni su quello che desidero venga fatto, o non fatto, se per qualche motivo (un incidente, una malattia) non dovessi più essere in grado di esprimere il mio consenso sui trattamenti da mettere in atto per intervenire sulla mia salute e sulla mia vita: voglio esprimere, finché ne ho la possibilità, il desiderio di essere lasciata andare quando sarà il momento, di non essere sottoposta a trattamenti che prolunghino una vita che è arrivata al punto di spegnersi.
Desidero che ci si limiti ad accompagnarmi e a evitarmi dolore inutile.

martedì 7 giugno 2016

Prendersi cura della terra, assaporarne i frutti. La vita in un anno di scuola.

Scoprire i ritmi della terra e delle stagioni.
Imparare anche la pazienza, e a saper aspettare.
Osservare la vita che nasce da un piccolo seme messo nella terra e accudito giorno dopo giorno.
Prenderne in mano i frutti: osservarli, toccarli, annusarli e infine assaggiarli, assaporarli con tutti i sensi.
Prendersi cura del nostro pianeta, a partire da tanti piccoli gesti.



È stato un anno denso di vita quello che stanno per chiudere i bambini della scuola dell'infanzia di Caccivio, e che le insegnanti delle formiche, api, grilli, farfalle e cocccinelle – questi i nomi delle cinque sezioni della scuola – hanno presentato ai genitori in occasione della consegna dei diploma ai “grandi”, una cinquantina di alunni dell'ultimo anno che a settembre andranno in prima elementare.

lunedì 30 maggio 2016

I cento rintocchi della campana dei Caduti di Rovereto


Lo scorso fine settimana siamo stati a Rovereto, piccola città trentina che risente molto della vicina Trento, anche se, soprattutto nei piatti, sa ancora un po' di Veneto.
(ma non glielo dite, che probabilmente si offendono).

Eppure la storia li proietta su, sulle quelle montagne che hanno vissuto e sofferto la Guerra bianca, e che non se la dimenticano, a cent'anni di distanza.

Sul colle di Miravalle, che si affaccia sulla città di Rovereto, c'è una campana speciale.
È la Campana Dei Caduti, chiamata anche "Campana della pace".

Fu fusa nel 1924 con il bronzo dei cannoni offerto dalle nazioni che combatterono la Prima Guerra mondiale, per onorare tutti i Caduti in tutte le guerre e invocare pace e fratellanza.

Per varie vicende, la campana fu fusa a Verona e poi riportata a Rovereto il 26 maggio del 1940, «per riprendere così la sua alta missione di pace e fratellanza universale», scrivono sulla guida. Quindici giorni esatti dopo, l'Italia sarebbe entrata in guerra, di nuovo. L'Europa stava già combattendo da un anno.

Oggi la Campana dei Caduti suona a distesa ogni sera (e la domenica a mezzogiorno), per ricordare tutte le vittime di tutte le guerre, e a noi stare lì sotto, a sentire quei cento colpi, ha fatto venire i brividi.

Cento rintocchi che sono sembrati cento colpi di cannone che ancora oggi, in tutto il mondo, ammazzano vite umane.




venerdì 20 maggio 2016

La forza di Jolanda che combatte la depressione

La cosa che mi ha colpito di più di lei è stato l'aspetto.

Mi hanno colpito gli orecchini, grandi e colorati, abbinati alla collana.
Mi ha colpito il trucco, preciso, gli occhi marcati di nero e il mascara alle sopracciglia.
Mi ha colpito il modo di muoversi, composto, senza sbavature.
Jolanda non è certo una magra, ma non la definirei nemmeno grassa, o grossa. È così apparentemente “a posto” che è persino difficile trovare un termine adatto.

Mi ha colpito tutto questo soprattutto perché una delle prime cose che mi ha detto è che, se non avesse il centro diurno in cui venire tutte le mattine, lei non si alzerebbe nemmeno dal letto, e probabilmente passerebbe la giornata al buio, ad affondare nei pensieri neri.

Tutto questo mi ha colpito perché penso alla forza che deve avere ogni mattina questa donna che soffre di depressionecerto, deve avere anche gli psicofarmaci giusti, per carità – per uscire dal letto e tirarsi insieme così bene, così bella, con quale rispetto per se stessa, e mi vergogno della svogliatezza con cui certi giorni io mi infilo i jeans e il primo golf che mi capita a tiro.